Going back

E così sono tornato indietro. Non letteralmente, ma metaforicamente sono ritornato in Malesia.
Era tanto tempo che non ci pensavo più, non so il motivo; ma lo scorso weekend ho incontrato i ragazzi ospitati con Intercultura in Zona zero 0 e mi si è riaperto qualche ricordo. È stato soprattutto il confronto con quello che stavano vivendo loro rispetto alla mia realtà quotidiana di ormai studente universitario, che ha scatenato la riflessione su me stesso. Poi pensavo che dopo domenica scorsa ci avessi messo di nuovo la pietra sopra, ma non è così.
Stasera mi sono imbattuto per caso su di un articolo sul Penang: questa regione generalmente poco famosa mi sta molto a cuore, ed è il posto dove ho vissuto molte giornate della mia vita in Malesia. Molte, ma non tutte: in realtà ci vivevo vicino, e ci andavo spesso nel weekend, e ho quindi fatto esperienza da quasi turista nell’imparare tutti i posti e le vie dell’isola.
La notizia era anche lei qualcosa di per sé strabiliante: qualcuno voleva costruire una monorotaia a pochi chilometri da dove vivevo io, farci una bella linea per decongestionare il traffico. Guardando la mappa ho ritrovato molti dei posti che ho visitato, dove ho mangiato oppure ho fatto una passeggiata, e mi sono detto che se davvero facessero una bella monorotaia allora andare in Penang non sarebbe stato più così difficile.
Ho ricominciato a pensare ai luoghi e ai panorami di quei posti, quando mi sono ricordato che viaggiavo sempre su un bus scassato per andare in Penang. Eh sì, che bus scassatissimo, cadeva quasi a pezzi mentre frenava per passare al casello dell’autostrada. E improvvisamente mi si è stretto il cuore nel pensare che io là ho racimolato un casino di ore di viaggio in bus. Da solo. Sempre da solo. Anche quando andavo da qualche parte per AFS, ero da solo, spedito come un pacco da un posto all’altro. E, da bravo malesiano integrato, non sono mai riuscito a dire che la cosa mi faceva stare parecchio male.
La solitudine non fa mai bene, credo. O almeno, un pochino ogni tanto, per tirare fiato, ci sta. Ma quello che è successo è che io parlavo così poco e rimuginavo così tanto tra me stesso, che quando arrivavo a destinazione a incontrare chi doveva accogliermi (il “ricevente”) ero diventato chiuso come un riccio.
E con i ragazzi ospitati in altri posti, che riuscivano pure a vedersi una volta al mese (o parecchio di più) mentre io poveretto non riuscivo a incontrare nessuno senza un campo AFS come scusa, no, con loro non riuscivo mai a sentirmi davvero a mio agio.
Questa è una delle cicatrici che mi sono procurato in Malesia. E lo devo ad Afs Malaysia se, probabilmente, non riuscirò più a viaggiare da solo per più di una giornata.

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Rimango con KitKat

images.duckduckgo.comLo scorso novembre/ottobre è uscita l’ultima grande versione di Android, prima chiamato semplicemente L, ora Lollipop. Nonostante la grossa campagna mediatica della Google, la nuova versione non ha fatto altro che riempire le persone di problemi: la prima release, infatti, era piena di bug, e i poveri proprietari di Nexus si lamentavano a gran voce della scarsa durata della batteria. Io rientro nella “fortunata” categoria dei non-possessori di nexus, e quindi ho potuto aspettare altri mesi mentre tutti i problemi della versione ufficiale di Android venivano sistemati (che in realtà, neanche oggi sono completamente risolti), rimanendo con il mio samsung galaxy s3 con la cyanogenmod 11 (basata su android 4.4 Kitkat).

Due parole sulla CM 11: non credo esista una rom (versione/mod/flavour di android, chiamatela come vi pare) più modificata nel profondo ma senza segni tangibili all’esterno, almeno nel mondo open source. Ricordo che subito dopo averla installata, mi stupivo di quante cose potessi cambiare nel modo che mi faceva più comodo. Un’esperienza totalmente diversa dalle prime CM 12 (basate su android 5.0), che soffrivano di moltissimi bug per via delle numerosissime modifiche della Google: le cose erano belle, sì, con le animazioni luccicanti, ma tutto funzionava male, era troppo definito, luminoso, e poco personalizzabile. Nel tempo, alcune cose sono state aggiunte alla rom, ma l’attenzione rimaneva sul risolvere i molti errori. Così facevo dei balzelli tra le versioni: stavo sempre con la CM11, ma quando usciva una nuova build della 12, la installavo, vedevo se andava e in meno di un giorno ero tornato alla 11. Sì lo ammetto, è stato un periodo molto duro 🙂

In questo periodo mi confrontavo anche con altre persone, amici e compagni di università, che non capivano nulla di queste cose e lasciavano il telefono “pulito”, senza cambiare il sistema e aggiornarlo (cosa che io ho fatto perché il mio galaxy s3 sarebbe altrimenti rimasto fermo a Jelly Bean). E mi sono chiesto: perché devo “balzellare” di continuo? E’ tutta una fatica inutile! Dopo lungo pensare, ho capito: ero innamorato di KitKat. KK funzionava bene, era molto personalizzabile e aveva un sacco di “trucchi”, di scorciatoie. Per esempio (farò un confronto con lollipop):

  • Abilitare/disabilitare i dati mobili: Kitkat: swipe giù da destra, un tocco sull’icona del campo; Lollipop: swipe giù da destra, tocco sul campo, tocco su “abilita/disabilita dati”.
  • App recenti: con il tocco a lungo su Kitkat posso decidere se “rimuovere l’app”, “informazioni sull’app”, “arresto forzato” (diverso da “rimuovi” che la toglie solo dalle app recenti) e anche “cancella dati app” e “disinstalla app”; tocco lungo in Lollipop: nessuna opzione. Un vero peccato, cancellare i dati o disinstallare l’app l’ho fatto qualche volta da questa schermata e l’ho trovato davvero facile e veloce.
  • Drawer: quello di kitkat è trasparente rispetto allo sfondo, lo fa “trapelare” dando così una sorte di armonia di colori, mentre in Lollipop c’è un drawer bianco che a volte può dare una sensazione di fastidio (a me non piace).
  • Batteria: Sarà perchè è progettato per nuovi dispositivi (dopotutto, c’è anche la versione a 64bit), ma Lollipop tende ad assorbire molta più energia sul mio cellulare rispetto a Kitkat. Inoltre in Lollipop è ancora presente nel codice della versione originale (e quindi, non riparabile da nessuno se non dalla Google) un bug di memory leak, divenuto ormai famosissimo. La memory leak (perdita di memoria) fa sì che alla chiusura di un’applicazione la sua porzione di memoria RAM non venga correttamente liberata, oppure che nell’esecuzione l’app usi più RAM di quanta è veramente necessaria (si trova la definizione esatta su wikipedia, la mia potrebbe non essere corretta). Morale della favola: Sì, consuma più energia, come pure le bellissime animazioni di Lollipop impegnano la batteria.

Credo di avere spiegato chiaramente i motivi per cui, nonostante ammiri (un po’ sognante a dire il vero) Lollipop in tutta la sua bellezza estetica, ho scelto di aspettare ancora e passare altri mesi in compagnia della CM11. Qualcuno potrebbe rimanere a parlare per ore delle due versioni, io mi limiterò a esprimere un piccolo pensiero: l’anno dell’uscita di Android Kitkat (credo fosse il 2013) la Google l’aveva osannato per via della differenza di design rispetto a JellyBean (le icone bianche, la barra superiore trasparente, le app a tutto schermo) ed era partita con una campagna di design “Kitkat” su tutte le app della Google (vi ricordate? il menu laterale, con le tre sbarrette che quando venivano toccate tornavano indietro, lo swipe laterale che portava al menu, ecc). Nell’estate passata il colosso informatico l’ha fatto di nuovo: ha praticamente proclamato Lollipop e il “Material Design” come lo standard del futuro, “un’esperienza unica su tutti i devices”, e tante altre cose simile all’anno passato. Ma allora l’anno prossimo cosà dirà? Creerà “un’esperienza nuova” ancora una volta?

Vento di cambiamento

Affrontiamo la verità: che ci piaccia o no è quasi arrivato Natale; le scuole sono negli ultimi giorni prima delle vacanze, ma all’università abbiamo già finito le lezioni. Perciò è arrivato il momento di rivedere le mie aspettative, e di, insomma, lo definirei “incontrare” il proprio se stesso di sei mesi, un anno fa.
Dove ero sei mesi fa? Che cosa avevo in mente di fare, di realizzare? Alla fine l’ho fatto? Have I fulfilled my goals?
1. Sei mesi fa ero ancora nel mezzo della maturità, nel caos colossale in preparazione alla terza prova. Dio, quanto tempo è passato, e come la Maturità 2014 è volata: due settimane e mezza e poi puff… Tutto finito svanito concluso e io libero come l’aria. Ho forse perso me stesso da allora?
2. Non mi ricordo che cosa facevo un anno fa, forse studiavo. Ora non studio proprio più niente.
3. Sei mesi fa, non avevo piani per il futuro, volevo finire tutto in un lampo e poi dimenticarmene. Logico. Durante l’estate però ho riflettuto su me stesso e mi sono fatto molte promesse, la maggior parte inadempiute. Volevo essere diverso, ma per cambiare se stessi ci vuole molta forza di volontà, prolungata nel tempo. Una cosa che forse io non potrò mai avere.
4. Un anno fa, probabilmente stavo pensando a una certa festa di natale del liceo (cavolo che cagata), anzi no quella era all’inizio di dicembre… Cmq vale lo stesso, e vale anche scrivere o almeno menzionare che avevo ancora una ragazza come chiodo fisso in testa. Pensavo di conoscerla ma poi i mesi successivi ho capito il contrario: non la conoscevo affatto, forse le sto pure antipatico.
Insomma, come riassunto dell’anno 2014 non è un granché… Ma spero che non sia troppo tardi per cambiare. Come si dice spesso, la speranza è l’ultima a morire.
P.S. Due anni fa circa guardai il primo film dello hobbit, innamorandomi ancora una volta di Peter Jackson. Domani guarderò l’ultimo, e dopo il secondo, non so sinceramente cosa aspettarmi. Del primo film mi è piaciuto quasi tutto, del secondo poco.

Festa a sorpresa

Abbiamo organizzato una festa a sorpresa. Io e molti miei amici. E anche non miei amici. Insomma io, che ero incaricato di portare l’ignara festeggiata, conoscevo solo la metà della gente.
Per molte persone ciò non sarebbe un problema. Embé, le conosci. Ma mi è successo qualcosa dentro di me. Il cambio di scuola, il salto che ho fatto dalla scuola superiore, mi sta… prosciugando è forse la parola più adatta. Mi sento stanco, e continuo a perdere interesse per le cose. Non ce la faccio. Non ho voglia. In qualche modo, sto cambiando. E continuo a chiedermi cosa diventerò, chi ero e chi voglio diventare. L’ultima domanda è la più ardua. Voglio essere una persona estroversa? Introversa? Bella? Brutta, uno stronzo patentato. No anzi una persona gentile e onesta come ero da più piccolo. Non riesco a decidermi. E languo nel torpore, vivo nei sogni, spero nel presente.
Una (ormai) vecchia canzone diceva “Io, di risposte non ne ho, mai avute e mai avrò, di domande, ne ho quante ne vuoi”. Ho un’altra domanda ancora: perché devo stare qui ad arrovellarmi il cervello? Non posso semplicemente scrollarmi le spalle, cancellare i dubbi con un tratto deciso di pennarello nero? No, non posso.
Sto aspettando che qualcosa cambi. Dentro di me, oppure fuori. Ma quel cambiamento non avviene. Ogni festa io mi confronto sugli stessi problemi, sui miei dubbi, e finisco sempre alla stessa conclusione. Zero. Nichilismo puro.
Ma l’uscita è lì, davanti a me. E allora come mai non la imbocco? Beh, ci vuole fatica ad andare contro corrente. Meglio lasciarsi trasportare no?

Una serata da ricordare?

Diciottesimo compleanno di una mia amica. Sono costretto ad andare e tornare in macchina. No alcol, ciò significa. E beh, so che molti pensano che senza booze, senza alcolici, la serata non va avanti. Stasera ho provato a provare il contrario.
Al momento dei drink io non ho bevuto niente e sono caduto in depressione. Mi sono trovato a filosofeggiare sulla vita (qualcuno vorrà anche leggere “sull’universo, e tutto”, ma stasera ho limitato il mio campo di indagine) e ho pensato se davvero valeva la pena di essere a ballare, dopo aver bevuto un bel drink. Forse no, mi sono detto. Ho ascoltato il DJ, che continuava a ripetere “un saluto a tutta la Torino del sabato sera”, “chi è seduto e non è a ballare non ha alcuna possibilità di scopare” e soprannominava la serata “il manicomio del sabato sera” sopra la musica assordante. Perfino adesso che scrivo mi fischiano le orecchie; una parte di me pensa che chi deve guidare per portare se stesso e l’allegra combriccola a casa vada tutelato contro simili attentati all’udito, in quanto in caso d’incidente sentire già il rumore o un suono ti può salvare.
Riflettendo ancora sul DJ, mi sono detto: “ma questa è una festa di compleanno? Anzi più feste di compleanno, dei cui festeggiati il dj ripete sempre il nome sbagliando ogni volta quello della mia amica?”. Se volessi festeggiare i miei diciott’anni, non vorrei fosse così.
Alla fine ho capito, non solo cosa mi aspettavo da quella serata ma anche cosa io stesso volevo per me: non mi sarebbe mai bastato un bacio oppure un qualcosa di veloce durato poco ed evanescente; volevo qualcosa di bello, magari anche non solido ma bello. E la bellezza si potrà anche trovare in tutti i posti e ti potrà anche colpire dappertutto, ma quella sera no.

Crowdfunding borse di intercultura

Per il centenario di AFS, Intercultura ha intenzione di dare il maggior numero possibile di borse di studio, ma dato che di tratta di una ONLUS, non ha i capitali necessari per realizzare una simile impresa: l’unico di cui è ricca è il capitale umano, e a questo oggi si appella.
Se condividete la voglia e lo spirito di Intercultura, donate anche voi, anche una piccola somma. Insieme, potremo far si che quest’anno diventi indimenticabile.
http://crowdfunding.intercultura.it/

Privacy

Molte persone passano davanti ai social network gran parte del loro tempo libero, e leggono tutte le notizie che arrivano, guardano tutte le foto pubblicate. Nel poco di cinese che ho imparato questo si dice “ke po”: farsi gli affari degli altri.
I migliori in questa disciplina (che forse dovrebbe anche essere ufficializzata con dei tornei, si tipo le Olimpiadi) non sono però esseri umani: in inglese si chiamano “big data” e sono (detta “a modo mio”) quei computer che gestiscono i servizi che usiamo ogni giorno, programmati per raccogliere una enorme quantità di dati. Questi sì che riescono a farsi gli affari di tutti, e riuscirebbero a stravincere le suddette gare olimpioniche.
Sì, anche tu, mio caro lettore, sei caduto nella maglia dei computer dei big data: non hai forse un account su Facebook? Facebook registra ogni click che fai, ogni pagina che visiti tramite un link sul suo sito. Non hai un account della Google? Se usi YouTube, gmail o anche un cellulare android, la risposta è sì, e probabilmente il tuo cellulare sta trasmettendo informazioni sensibili come le tue ricerche, i tuoi video più visualizzati, le tue applicazioni più usate. Anche le tue email potrebbero venir lette da qualcun altro in questo momento. Potrei elencare altri social, ma sarebbe la stessa solfa.
Cosa possiamo fare? Si arriva sempre a questa domanda. Beh alcuni di noi, i più esperti, potrebbero riuscire a blindare la loro privacy, e seguire le orme di Snowden che dalla Russia si sbraccia per fare luce su queste soluzioni. Gli altri dove si potrebbero lasciare? A loro non gliene frega molto, e quindi potrebbero rimanere dove sono. Massi dai alla fine si beccheranno solo della pubblicità mirata (si tratta di sottile ironia: fate quello che vi dice il vostro buon senso!).
Parlando da blogger, ho capito che la privacy è una cosa strana: potrebbe sembrare un bene prezioso, ma non la si può mettere al sicuro al cento percento. Molte volte ho pensato a questo blog e alla sua inesistente popolarità: deriva dal fatto che proteggendo me stesso non dicevo in realtà alcunché di personale, e dalla mia idea di non “collegarlo” a nessun’altra mia identità virtuale. Non sapevo (e non so neanche adesso) chi lo leggesse e avevo paura che lo leggessero le persone sbagliate. Insomma non mi facevo pubblicità sul web.
Questo mi ha tenuto molto al sicuro dallo spam, da quelle persone noiose che non fanno altro che romperti le palle tutto il tempo.
Bando alle ciance, la vera domanda  per ognuno di noi è questa: che cosa vogliamo che la Rete sappia di noi? Vogliamo essere famosi come persone reali, con un sito personale che visitano migliaia di persone, oppure vogliamo stare buoni e preferire la quiete del retroscena? Ciò non influenza necessariamente il contenuto del blog: i nostri pensieri saranno lo stesso personali e genuini, anche se non daremo dettagli su noi stessi. Ma non esistono soltanto i blog, che sono tra le forme più vecchie del Web 2.0: esistono anche social network che ci strappano informazioni personali, e sto pensando a quelli come ask.fm  e instagram.
Vorrei chiedere ad ogni lettore di fare un momento di analisi di coscienza, e chiedersi se ha davvero bisogno delle luci della ribalta sempre puntate su di sé. A una mia amica in particolare, a cui chiedo lo sforzo di riconoscersi da sé, vorrei dire che ho cercato il suo nome e cognome su google, e senza neanche andare oltre alla terza pagina ho trovato venti link che la riguardano: link a vari social network, oltre a facebook e instagram, il suo ask.fm nuovo (con il nome completo come nickname) e quello più vecchio, il suo account di soundcloud, di vimeo, di netlog, e perfino di uno strano social chiamato Telly.
Cara amica, vedi di fare attenzione a quello che metti su internet. Buonanotte.

Quando si dice una vita piena

Oggi si è conclusa una delle settimane più belle, e mi pare incredibile che abbia fatto così tante cose in così poco tempo. Una settimana fa ero….
Si ero in un posto molto lontano da qui, a casa di una mia amica che non vedevo da molto tempo. Sono stato con lei solo un giorno e mezzo, mi dispiace non essere rimasto più a lungo. Non ci sono scuse, ho programmato una visita corta quando in realtà alla fine sarei voluto rimanere altri due giorni… Anche perché forse con lei sto davvero bene.
Ma lunedì pomeriggio sono tornato a casa.
E lì sono rimasto anche martedì, a fare niente (cioè a giocare al computer) per tutto il giorno. Ma il giorno dopo è stato completamente diverso, e mi sono svegliato prestissimo per andare al mare con dei miei amici. È stato bello, anche se il tempo non era il massimo, mi sono divertito e sono tornato a casa dopo mezzanotte (a Torino intendo!). Per me è stata una bella faticaccia.
Il giorno dopo ho dormito praticamente fino alle 11, poi sono rimasto occupato con problemi casalinghi e di vario genere. Dopo una bella uscita in bicicletta la sera, sono tornato per cena a casa.
Il venerdì non avevo molto tempo ma sono riuscito a sbrigare la patente in fretta (ho l’esame a settembre) e poi, dopo pranzo, sono andato a vedere una maratona da un mio amico. È stata una cosa infinita, siamo riusciti a iniziare con 5 ore di ritardo, e per vedere 12 ore di film… Alla fine sono crollato proprio sul più bello. Mi sono perso le scene migliori!! Solo quando mi sono svegliato (alle 7 di mattina) mi sono detto: “un momento ma ormai siamo alla fine del film!!”. È andata così, e alla fin fine ho fatto pure bene a dormire un po’.
Il sabato, praticamente iniziato poco bene, ha visto sprechi di tempo ancora più incredibili, in quanto con mia zia ho speso 2 ore e mezza ad aspettare il turno in ospedale. Niente di grave, ma le davano fastidio gli occhi (lunga storia!). Ho fatto pranzo alle 4:20 di pomeriggio e poi ho preso il treno per la montagna.
Dopodiché sono ancora qui in montagna, oggi è domenica e non è che sia successo granché. La settimana è stata davvero intensa, carica di moltissime emozioni. Sono felice di essere riuscito a riempirmela tanto.

Hackeraggio

Oggi ho finalmente aiutato qualcuno a risolvere i suoi problemi con il telefono, anche se non tutto è andato come previsto.
Già, non mi aspettavo di metterci delle ore. Tre di queste passate a capire più o meno all’incirca cosa bisognava fare e a scaricare un file che si interrompeva sempre. Ma entro la mezzanotte ce l’ho fatta a cambiare il sistema di questo Samsung galaxy s2 con NFC. No, non è la versione normale dell’S2, ma quella con l’nfc, che aggiunge una P al codice modello: GT-I9100P. Quella dannata P che mi ha fatto quasi gettare la spugna, in quanto non accettava niente di quello che tentavo. Alla fine ho provato a tentoni, poi ho capito: bisognava partire dall’ultima versione del firmware. Che guarda caso non si installava da solo, e abbiamo aspettato secoli che si scaricasse un file preso da sammobile.com.
Una volta con il firmware recente bisogna scaricare la zip del kernel di PhilZ, che fortunatamente contiene anche la custom recovery (una delle più belle mai viste). Grazie alla custom si poteva poi fare il backup e installare una nuova ROM. Io ho messo la cyanogenmod 10.2 trovata su xda-developers, e funziona molto bene. Non ho ancora provato il tag NFC.
Alla fine: 2h circa di cavolate, 2h di attesa e 1h circa di installazione. Non è per niente male.